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La Basilica di Santa Maria della Pazienza alla Cesarea

Cenni storici

       
La domenica in Albis del 14 aprile 1602 fu benedetta la posa della prima pietra di fondazione della Basilica, con annesso ospedale, intitolata a S. Maria della Pazienza. Artefice di questa opera pia, così come di tante altre azioni benefiche a Napoli, fu Annibale Cesareo che il 31 marzo 1601 redasse, davanti al notaio, lo strumento con il quale veniva sancita la nascita dell’Istituto per la cura spirituale delle anime e per quella del corpo di poveri infermi. Il fondatore stanziò 63 mila ducati, mettendo inoltre a disposizione il suolo di sua proprietà, posto tra la nuova strada dell’Infrascata e l’antica mulattiera. L’ingegnere che inizialmente diresse i lavori di costruzione     dell’edificio fu Domenico Fontana, morto nel 1607. Il complesso era costituito dalla chiesa, dall’ospedale, ma anche da una cucina, una stanza per le persone di servizio, una stalla, due cisterne e una rimessa.
La Chiesa della Pazienza, ancor prima della sua edificazione, nel 1601, aveva ottenuto una serie di privilegi grazie a due bolle di Papa Clemente VIII; tra le concessioni vi furono il titolo di “badia sine cura” e l’esenzione da ogni giurisdizione vescovile napoletana valida per gli amministratori, i sacerdoti, gli abati e i chierici, con il diretto assoggettamento alla Santa Sede e al Nunzio apostolico presente in Napoli.
L’istituzione fu inoltre posta sotto la protezione diretta del re ed ebbe come presidenza perpetua il presidente pro tempore del Sacro Regio Consiglio.
Annibale Cesareo riservò a sé e ai suoi discendenti il perpetuo “iuspatronato” laicale sulla badia.
(Il giuspatronato laicale era un istituto giuridico che garantiva alle famiglie nobili un investimento di lungo periodo, consentendo per generazioni di mantenere un maschio della famiglia medesima).
In questo caso specifico, infatti, il giuspatronato consisteva nella rettoria della badia riservata
esclusivamente ai discendenti diretti di Annibale Cesareo, che fu il primo rettore.
Annesso alla chiesa vi era anche il Monte Cesareo, monte di famiglia fondato dallo stesso Annibale nel 1600 per dotazioni, monacazioni, dottorati e studi dei suoi parenti e discendenti.
I due titoli di “Pazienza” e di “Cesarea”, con i quali è tuttora appellata e conosciuta la chiesa rimandano, il primo alla pazienza di Maria, la Madre di Gesù, e alla sopportazione delle sofferenze da parte degli ammalati che dimoravano nell’ospedale, il secondo al diritto di patronato sul monte e sulla badia da parte di Annibale e dei suoi discendenti.
La storia del complesso della Cesarea non ebbe però vita fortunata:
Il Monte Cesareo fu sciolto nel 1811.
L’ospedale, attivo fin dal 1603 e retto dal presidente del Sacro Regio Consiglio, funzionò ottimamente fino al 1624: in quel periodo ospitava quaranta ammalati.
Successivamente, a causa della mancata sovvenzione di fondi da parte dell’amministrazione comunale di Napoli e del versamento delle rendite annuali sul capitale che il Cesareo aveva lasciato, la struttura cominciò a decadere.
Quando in città gli stabilimenti di beneficenza furono ridotti a cinque, l’ospedale della Cesarea fu annesso al Reale Albergo dei Poveri perdendo la propria autonomia.
Nel 1864 ospitava soltanto otto ammalati e, infine, i locali furono adibiti ad abitazioni civili.
La badia, per effetto del suddetto giuspatronato, ebbe sempre a capo discendenti diretti di Annibale Cesareo fino al 1859, quando fu eletto un membro appartenente al ramo collaterale della famiglia e nel 1886 divenne rettore Mons. Domenico Princi, del quale si conservano un ritratto nell’ex Sacrestia e il sepolcro in una delle cappelle laterali della chiesa.
La dipendenza diretta dalla Santa Sede terminò nel 1876 quando il Cardinale Sisto Riario Sforza ottenne di esercitare la giurisdizione sulla Cesarea.
Al tempo di Mons. Princi la Chiesa di Santa Maria della Pazienza visse un periodo di grande fulgore: l’8 settembre 1888 tutta la popolazione assistette alla solenne incoronazione della immagine di S. Maria della Pazienza, oggi sull’altare maggiore; in quegli stessi anni fu fondata anche la “Pia Unione degli Zelatori di S. Maria della Pazienza”, un’associazione che accoglieva
operai, artigiani e commercianti del rione.
La Cesarea visse i suoi momenti migliori fino agli anni ’60 circa del ’900, grazie all’opera di alcuni personaggi chiave quali Mons. Edoardo Alberto Fabozzi, Gaetano De Cicco, Salvatore Della Rocca e Giacomo Nardi.
Con Mons. Edoardo Alberto Fabozzi, rettore e ultimo abate della Cesarea, con la collaborazione di Gaetano De Cicco e Salvatore Della Rocca, la chiesa divenne un punto di riferimento per il loro apostolato sociale e un importante centro formativo.
Nel 1933 fu eretta a parrocchia assumendo la cura d’anime del rione.
A don Giacomo Nardi si deve poi la fondazione dell’Istituto Mons. Edoardo Alberto Fabozzi per l’assistenza di giovani con disagi economici, per curare i poveri infermi e i ragazzi abbandonati, nonché organizzare corsi di aggiornamento professionale.
Oggi l’Istituto è una scuola elementare a semiconvitto.

Annibale Cesareo

Annibale Cesareo, gentiluomo napoletano, nacque nel 1530 nella parrocchia di Santa Maria Maggiore, da Vincenzo Cola, nobile siciliano trapiantato a Napoli, magistrato e poi segretario del Sacro Regio Consiglio.

Anche Annibale avrebbe seguito le orme paterne subentrando al padre nel 1556.

Egli, celibe per scelta, si trovò a gestire un cospicuo patrimonio di famiglia. La frequentazione degli ambienti ecclesiastici, soprattutto dell’ordine domenicano, e le condizioni socio-economiche della popolazione cittadina nella seconda metà del ’500, lo spinsero a promuovere diverse iniziative benefiche; così, dopo aver fondato il complesso di Santa Maria della Libera negli anni ’80 del ’500, dopo aver ceduto la casa paterna all’Ordine dei minori di S. Francesco Caracciolo, una donazione in denaro al monastero benedettino dei Santi Severino e Sossio, un terreno ai Padri Crociferi, fondò la chiesa con annesso ospedale intitolandola a Santa Maria della Pazienza.

Morì il 6 novembre 1614 a 84 anni.

[a cura di Linda Iacuzio]

(Fonte principale: F. Volpe, Il santuario di Santa Maria della Pazienza alla Cesarea, Napoli, Laurenziana, 1989, pp. 53, illustrato)

 

 

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